mercoledì 4 gennaio 2012

Commento sul blog del Direttore del Parco Nazionale della Maiella

Egregio Dott. Cimini,
sono d'accordo con la Sua denuncia sull'inadeguatezza delle misure politiche atte a "regolare" la fauna selvatica. Armare i cacciatori non è per certo la soluzione al problema della regolazione delle specie autoctone e non autoctone.
Però, premettendo che per motivi geografici non posso monitorare costantemente le azioni di controllo dei guardaparco all'interno del parco, mi sembra che tali azioni di "regolazione" non siano state completamente attuate dagli enti parco. Conosco molti abitanti del territorio del Parco della Maiella che lamentano gli scempi causati ai raccolti dalle scorribande dei cinghiali, esemplari non autoctoni, ma importati a scopo venatorio dall’Europa centrale, più prolifici e di maggiori dimensioni. Poiché molti abitanti vedono il Parco come un ente repressivo (condivido la posizione del Parco), si potrebbe inventare un modo "senza piombo" per catturare i cinghiali, sopprimerli e distribuirne la carne alla popolazione. Spero che non inorridirà per questa proposta che reca chiaramente con sé un germe contrario alla logica del parco. Purtroppo, allo stato attuale, sembra dover prevalere una logica di compromesso, soprattutto se si considera lo scarso peso legale delle norme a tutela dell'ambiente. In breve, regolare la popolazione di cinghiale in maniera incisiva da parte del Parco può essere un modo per tacitare i residenti scontenti e scongiurare quegli odiosi atti di ritorsione che si manifestano in roghi, bracconaggio e altri crimini ambientali.
Con questa lettera non voglio unirmi al coro dei contrari al Parco. Chi mi conosce sa che sono spinto da un autentico amore per la natura e per l'Abruzzo. Questo amore mi spinge a ravvisare nella proliferazione incontrollata dei cinghiali una minaccia, ancorché indiretta, a specie faunistiche a rischio come l'orso bruno marsicano. Spero vorrà tranquillizzarmi in merito.

Cordiali saluti,
Mario Cipollone

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