sabato 16 aprile 2022

Il Georgiano


    Ringrazio la casa editrice Tabula Fati per aver pubblicato un libro che ho scritto anni fa, in seguito ad alcune esperienze di studio e lavoro maturate nei paesi dell'ex blocco sovietico.
    I miei lettori possono acquistare "Il Georgiano" online a questo link: Edizioni Tabula fati - Mario Cipollone: Il Georgiano o contattandomi in privato.


Sinossi

    Il Georgiano appartiene al genere letterario del noir psicologico. Narra la storia di Pietro, ingenuo ragazzo della provincia italiana con pochi mezzi e molte speranze che, emigrato in Russia nel 1989 per lavorare nel ristorante italiano del cugino, si trasforma nel Georgiano, killer al soldo della mafia russa, in ascesa nel clima di crisi economica e politica seguìto allo scioglimento dell’Unione Sovietica.
    L’inverno cupo e spietato della metropoli russa, con le sue periferie tetre e sconfinate e le notti insonni, fa da sfondo alla narrazione, costruita attorno ai rapporti di forza tra i personaggi: il sicario in fuga dai fantasmi del passato, l’ambizioso capitano della polizia di Mosca, incarnazione della concezione del potere prima e dopo la caduta del regime comunista, e il feroce oligarca che si contendono la sua cattura.
    Ne Il Georgiano l’aspetto psicologico, i retroscena e le speranze dei personaggi si intrecciano in una partita a scacchi tra il bene e il male che si disputa in ognuno di loro.

lunedì 26 gennaio 2015

Cetacei lignei

Capodoglio ligneo sulla spiaggia di Pineto

La vista spazia vasta
sul galoppo dei nembi
per il cielo che mi sovrasta;
che sovrasta anche i tuoi lembi
stagliati contro di esso
nelle varie propaggini
sparse per l’azzurro terso.
Forse neanche immagini
la mia sorpresa quando,
diretto da te una mattina,
m’accorgo d’un sottofondo
scavalcare la collina
e l’insegna recitare:
“complesso residenziale”.
La motosega ruggisce,
affonda nel tronco ferito.
Il rampone s’accanisce
sul cetaceo sfinito.
Resto ai bordi della scena,
testimone involontario
del crimine sanguinoso,
mentre la mite balena
conosce il suo martirio
per mano dell’uomo impietoso.
Mi sforzo di dormire
accecato dal sole.
Di colpo odo un vociare,
poi l’albero stormire:
la grandiosa mole
è prossima a schiantare.
Il tronco si spacca,
freme l’intera struttura,
l’ampia chioma trasale:
anche la ruspa attacca
l’immane creatura.
L’assassino esulta,
le foglie cambian colore.
La quercia sussulta
si gira e muore.

Mario Cipollone

mercoledì 24 luglio 2013

All'ombra della fattoria


All'ombra della fattoria
È stato recentemente pubblicato dalla EgoEdizioni il mio libro All'ombra della fattoria, composto da due racconti sulla lotta per la sopravvivenza che avviene quotidianamente all'insaputa dell'uomo proprio in quegli ambienti, come appunto una fattoria, a noi così vicini. Il mondo degli animali, con le relazioni tra gli individui della stessa specie e di specie diverse, mi ha sempre affascinato. Avevo tredici anni quando ho scritto All'ombra della fattoria. Ho ripreso il testo anni dopo per inviarlo al concorso Valerio Gentile, in cui l'opera si è classificata seconda. Finalmente, grazie alla EgoEdizioni, è stata pubblicata ed è acquistabile online a questo link:


I rischi che si corrono quando si scrive di animali è quello di antropizzarli. Talvolta è un processo inevitabile, dal momento che chi scrive è un uomo. All'epoca della prima stesura la trama mi aveva particolarmente soddisfatto e ho deciso di non alterarla troppo. Rileggendola, ho la sensazione che oggi l'avrei scritta privilegiando gli animali selvatici, quelli più lontani al nostro sentire, ma nel complesso All'ombra della fattoria descrive fedelmente il fascino che la natura ha sempre esercitato su di me.

Ringrazio mio zio Ciro per la foto della sua scultura "Mattino" in copertina.

Mario Cipollone

venerdì 5 ottobre 2012

Intervista Presto Presto

La mia intervista su TV6 alla trasmissione Presto Presto del 05/10/12, durante la quale ho presentato il cortometraggio “Bus Scum”, soggetto e co-sceneggiatura miei, il libro “Insetti della mente” del 2006 e il video-appello “Salviamo l’orso bruno marsicano”.

Un ringraziamento all’intervistatrice, la bravissima Manuela Collevecchio, per le domande spontanee e appropriate.

lunedì 1 ottobre 2012

Bus Scum

Tratto da un mio racconto intitolato “Mostri”, Bus Scum (Avanzi d’autobus) è un cortometraggio (durata 4 min) girato in Polonia durante i 3 mesi di permanenza a Wroclaw (Breslavia) per il progetto Leonardo. La collaborazione tra il regista e amico Luigi Scaglione (Napoli, 1983) di Oltrecielo, mio collega di Leonardo, Teatr Arka e l’Accademia di cinema Fosa ha portatao alla sua realizzazione nel giugno 2011.

Sinossi

Bus Scum racconta il disagio dell’odierna civiltà occidentale in una claustrofobica corsa d’autobus attraverso una città indefinita, spersonalizzante. Tadeusz, giovane di grandi potenzialità e scarsi mezzi, è il ritratto dell’uomo moderno nello scontro tra il proprio individualismo narcisistico e il bisogno di una società di riferimento in cui si riconosce sempre meno. Gli esseri umani, unità distinte incapsulate ognuna nella propria automobile, proiettate in una dimensione virtuale attraverso lo schermo di un televisore, di un computer o persino il finestrino di un autobus, fuggono ostinatamente una realtà di coesistenza con l’ “altro”, ma è solo attraverso il confronto con gli altri che l’uomo moderno può acquistare la coscienza di sé.

Synopsis

Bus Scum tells the discomfort of modern Western civilization by a claustrophobic bus ride across an indefinite, alienating city. Tadeusz, a youth of great potential and limited means, is a portrait of modern man, of the clash between his narcissistic individualism and the need for a society of reference in which he recognizes himself less and less. Human beings, as separate units each encapsulated in one’s own car, projected into a virtual world through the screen of a television, a computer monitor or even a bus window, stubbornly escape a reality of coexistence with the “other”, but it is only through comparison with others that modern man can acquire self-consciousness.

lunedì 26 marzo 2012

Che fine ha fatto il PATOM?

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2012 su Il Democratico con il titolo: “Monte Velino/ Muore un Orso bruno marsicano. Specie a gravissimo rischio d’estinzione”.

Che fine ha fatto il PATOM?

La notizia del ritrovamento di un esemplare maschio di orso bruno marsicano agonizzante nel Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino, deceduto nonostante le cure dei veterinari del vicino Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, probabilmente a causa di una grave infezione virale, è passata quasi inosservata ai maggiori organi di stampa. Scarsa risonanza è stata data al comunicato in cui l’ente parco richiamava la regione Abruzzo alle sue responsabilità in quanto firmataria dell’accordo PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano). Il PATOM venne stipulato in seguito all’avvelenamento di tre esemplari di orso bruno nel 2007 che suscitò lo sdegno dell’intera nazione e la sollevazione di quanti, amanti degli animali, della natura o semplicemente della loro terra, avevano temuto per la sopravvivenza di questo magnifico endemismo dell’Italia centrale. Svanita l’eco mediatica e sopito lo sdegno per colpevoli mai arrestati, l’orso è stato nuovamente relegato nella sua dimensione fiabesca di abitante dei boschi dell’Appennino centrale, durevole e immutabile come le montagne che tanto spesso ne richiamano forma e colore.

Purtroppo l’orso bruno marsicano resta una specie a gravissimo rischio d’estinzione, oggi ridotta a circa 40 esemplari. La scarsa variabilità genetica della popolazione superstite la predisporrebbe a malattie epidemiche. Se l’orso ritrovato nel Parco Sirente-Velino fosse deceduto a causa di una grave infezione virale trasmessagli dagli animali domestici all’alpeggio dovremmo temere per la sopravvivenza dell’intera sottospecie, mentre le istituzioni sembrano infischiarsene e continuare a consentire tutte quelle pratiche, nocive all’orso, che intendevano contrastare con la firma del PATOM. I parchi nazionali vengono sempre più confusi con aree verdi urbane o extraurbane, una sorta di “giardini” o “ranch” per turisti e residenti, mentre tutt’attorno deve continuare a “crescere” un’economia regionale votata allo sfruttamento incondizionato del territorio. Ci si aspetta che la fauna che vive in queste aree protette, spesso asservite all’uso e consumo umano, debba rispettarne i confini come se si trovasse, appunto, nelle gabbie di un grande giardino zoologico. Animali come l’orso non conoscono confini geografici, non girano con la mappa. A tal fine cresce l’importanza delle aree contigue e dei corridoi ecologici che dovrebbero ridurre, ai sensi del PATOM, l’attrito tra selvatici e attività antropiche. Invece, la regione Abruzzo, dimentica degli impegni presi con la firma dell’accordo, ha autorizzato un calendario venatorio estremamente aggressivo nelle aree appena esterne al “giardino”, continua ad autorizzare un uso smodato delle risorse naturali anche all’interno delle aree protette, ventila assurde proposte di legge come la riduzione del Parco Regionale Velino-Sirente (quello in cui è stato trovato l’orso moribondo) per consentire l’edificazione anche sull’Altopiano delle Rocche e punta alla creazione di nuove infrastrutture impattanti.

Non vogliamo cacciare allevatori e agricoltori dai Parchi Nazionali. L’orso ha convissuto con l’uomo per millenni senza beneficiare degli odierni limiti alla caccia, anzi, era il trofeo più ambito. Però nei secoli scorsi le attività umane erano più rispettose dell’ambiente. L’allevamento, un tempo quasi esclusivamente ovino, attualmente predilige animali di grossa taglia più redditizi, bovini ed equini, producendo danni irreversibili all’ecosistema prativo e alla fauna selvatica se non regolamentato. Anche l’accesso indiscriminato di turisti e non all’habitat dell’orso è una minaccia alla conservazione della specie.

Ci si chiede perché l’orso non colonizzi stabilmente estesi parchi nazionali quali quelli del Gran Sasso, della Majella e dei Sibillini, pressoché contigui tra loro e “ansiosi” di riceverlo in quanto risorsa turistica. Forse perché l’orso non segue i cartelli stradali, perché la popolazione attuale non è ancora così numerosa da sentire l’esigenza di emigrare dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e stabilirsi altrove, perché l’orso si sta estinguendo lentamente proprio nelle aree deputate alla sua salvaguardia, perché il PATOM resta solo sulla carta, collocando la Regione Abruzzo in una dimensione giuridica aliena dai precetti della Direttiva Habitat dell’Unione Europea e ancorata a un modello di crescita da Terzo Mondo. La Regione Verde d’Europa sta tradendo se stessa in un’illogica corsa allo sterminio delle sue risorse naturali, alla contaminazione di fiumi e aria, a riempirsi la bocca di vuoti slogan, ambiente e turismo, senza far seguire i fatti alle parole, finché un’ondata di sdegno non seguirà all’estinzione dell’orso che nessun PATOM potrà più tentare di salvare.

Mario Cipollone

Simboli contro

Articolo pubblicato il 16 marzo 2012 su Il Democratico con il titolo: “Penne: la storia di un popolo vale un supermercato?”.

Simboli contro

Da alcuni mesi l’Archeoclub di Pescara sta sostenendo una battaglia per evitare che venga costruito un supermercato alla base delle mura cittadine di Penne. Il centro storico di Penne è stato recentemente incluso nel club dei Borghi più Belli d’Italia. Resta difficile capire in che dimensione geopolitica collocare la concessione, reiterata negli anni, di costruire un centro commerciale in un luogo così simbolico della città vestina. Così due costruzioni, quella medievale e quella a venire, diventano simboli opposti di due concezioni diverse e antitetiche di sviluppo e valorizzazione del territorio. Il progresso, quello che, per intenderci, ha portato l’acqua calda nelle nostre case, più di un’automobile e un cellulare per famiglia, comodità e benessere diffusi, ma allo stesso tempo ha impoverito i nostri fiumi, ha ridotto sull’orlo dell’estinzione animali simbolo della fauna italica (l’orso bruno marsicano) e ci sta avvelenando con l’inquinamento chimico, sembra non doversi arrestare di fronte a nulla.

Le promesse “politiche” di ricchezza e nuovi posti di lavoro nell’immediato non sempre corrispondono a un’effettiva realtà di depredazione e spoliazione di ricchezza e lavoro rigenerabili nel lungo termine. La congiuntura attuale potrebbe aiutarci a dirimere la controversia tra il “vetusto” simbolo dell’identità pennese e il baluardo del progresso che avanza. La crisi economica globale che sta paralizzando i nostri sistemi produttivi “moderni” indurrebbe a rivedere affermazioni e scelte del recente passato che hanno progressivamente svalutato la ricchezza rinnovabile che la natura ha donato agli uomini attraverso l’agricoltura, la pastorizia e le attività inerenti. Oggi si affaccia con sempre maggiore insistenza la parola turismo a emendare quanto siamo stati ingiustamente abituati a guardare con sospetto e una punta di disprezzo perché ritenuto “superato”, “inumano”, abbruttente. Così il termine agriturismo conferisce una connotazione più gentile e intellettuale al prefisso considerato meno nobile. Ecoturismo concilia la romantica, talvolta molesta, difesa della natura con una più prosaica prospettiva economica e occupazionale. Turismo eno-gastronomico richiama la ricchezza di prodotti della nostra terra generosa spostando l’attenzione dal settore primario, sempre più vilipeso anche dalle istituzioni nazionali, all’aspetto più borghese del commercio diretto dei prodotti della terra. Un borgo come Penne ha la vocazione a tutti questi prefissi e suffissi potendo contare su un’agricoltura e un artigianato che si fondano sulla tradizione, su una tradizione meglio rappresentata dalle mura medievali che da un moderno supermercato. Certo nella società odierna si ha bisogno anche dei supermercati, ma il buon senso imporrebbe che questi non vadano a sovrapporsi ai gioielli del passato, a uno dei motivi per cui la capitale vestina è stata inclusa nel 2011 tra i Borghi più Belli d’Italia. Si tenga presente che la parola “turismo” è l’unica voce positiva (con una crescita attestabile al 6% lo scorso anno) di una disastrata economia regionale ancora orientata alla logica del cemento e dell’industrializzazione.

Bisogna far in modo che la politica cittadina trovi al più presto una soluzione che soddisfi il più possibile le parti e le indennizzi se necessario. Qualcuno ha detto che è ipocrita difendere ora le mura di Penne che versano da decenni nel più totale abbandono. Il centro commerciale può essere una forma di recupero architettonico? È difficile che quanto si è conservato nei secoli a sugellare un armonico rapporto tra uomo e natura possa essere superato in valenze storico-paesaggistiche da una struttura moderna di tipo industriale. La logica del vecchio che deve scomparire è stata già portatrice di immani sfaceli nella regione Abruzzo. Basta vedere quanto è accaduto a Pescara, dove oggi si rimpiange di aver rinunciato alla propria storia con troppa noncuranza. Il nostro appello è che Penne non commetta lo stesso errore finché è in tempo.

Mario Cipollone

venerdì 16 dicembre 2011

Sulla proposta di riperimetrazione della Riserva Naturale del Borsacchio

Su invito di Franco Sbrolla, ieri pomeriggio ho partecipato alla mobilitazione popolare in favore della Riserva Naturale Regionale del Borsacchio. Infatti, all’ordine del giorno del consiglio comunale della cittadina adriatica era l’ennesima proposta di riperimetrazione dei confini dell’area protetta. La sala consiliare era piena di cittadini, in prevalenza giovani, desiderosi di trasmettere ai loro rappresentanti politici il messaggio inequivocabile di lasciare la riserva così come istituita dalla legge regionale n. 6 dell’8 Febbraio 2005. Eccezion fatta per i pregevoli interventi del presidente del Comitato Riserva del Borsacchio, Avv. Celommi, di una ragazza del locale Liceo Socio-Pedagogico Saffo e di un giovane promotore della raccolta firme (quasi un migliaio di firme in meno di tre giorni!), ha prevalso il solito circo della politica nostrana fatto di crassa ignoranza, vuote polemiche tra maggioranza e opposizione, raffinatezze oratorie da campagna elettorale, approssimazioni e incongruenze varie. Va tuttavia riconosciuto alla maggioranza il merito di aver concesso la parola ai rappresentanti delle associazioni di cittadini. Grazie a questa concessione, ho potuto constatare l’eccellenza del livello culturale e di condotta della cittadinanza su quello dei politici. Il concetto stesso di democrazia è stato magnificamente impersonato dalla mobilitazione popolare, mentre le aberrazioni del principio di rappresentatività si sono compendiate nella testarda indifferenza dei consiglieri agli appelli a non alterare l’area originale della riserva. Infatti, se la maggioranza dei rosetani poteva non essere rappresentata dalla nutrita presenza di pubblico durante il consiglio comunale, l’attuale maggioranza politica è stata eletta puntando sull’attuazione della riserva del Borsacchio, non certo sulla sua riperimetrazione. Oggi, lo stesso governo cittadino avoca a sé ogni decisione in nome dell’investitura elettorale. Mentre gli errori del passato sono stati richiamati da vari esponenti della maggioranza alla memoria della collettività, il nuovo corso della politica comunale non sembra volersi discostare affatto dalla funesta tradizione di voler “saccheggiare” la riserva delle sue valenze naturalistiche, riducendola a mero parco urbano. La nuova proposta di perimetrazione amplierebbe la riserva solo in apparenza (dai 1100 ettari ai 1162 proposti), annettendo i calanchi a monte (di scarso interesse edilizio), ma escludendo alcuni chilometri di costa, tra cui la foce del torrente Borsacchio, snaturando l’area protetta nella sua peculiarità di riserva marina e nel nome, legato proprio al corso d’acqua. Quindi la proposta è inaccettabile per quanti amino questo lembo di costa teramana sfuggito al cemento. Per esempio, chi viaggia in treno rischia di vedere fortemente ridotto lo scorcio naturale del mare Adriatico che si può ammirare tra Roseto e Giulianova, la riserva del Borsacchio appunto, a causa della solita “democrazia delle carte”, dell’irresponsabilità di una classe dirigente assoggettata a modelli di pensiero obsoleti come quello che vorrebbe penalizzate le strutture ricettive all’interno dell’area protetta da proteggere, incapaci di scorgere in essa il valore aggiunto della città di Roseto. In conclusione, mi è dispiaciuto, da abruzzese non rosetano, che la dimensione del confronto sia rimasta quasi sempre in ambiti locali, con rare menzioni della valenza regionale della riserva, nonché delle direttive europee sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblici alle quali la riserva si richiama. La mancata attuazione dell’area protetta, per l’appunto, è costata almeno un milione di euro di finanziamenti europei, come un esponente dell’attuale maggioranza ha avuto la bontà di ricordare per rinfacciare il danno alla passata legislatura. In tempi di recessione, il dato economico non può che suscitare lo sdegno del lettore, anche se una riserva naturale dovrebbe svincolarsi da logiche di mercato, da interessi privatistici e dai piani regolatori, dal modo di pensare in termini di costi e ricavi.

Prima di prendere il treno per tornare a casa, ho fatto due passi sulla bellissima spiaggia di Roseto, schiaffeggiata dalle onde e sferzata dal vento. Mi sono chiesto: chissà come voterebbe il mare? Purtroppo, i consiglieri comunali, alcune ore dopo, hanno fatto passare la proposta di perimetrazione, sordi ancora una volta alla volontà popolare.

lunedì 5 dicembre 2011

Salviamo l’orso bruno marsicano

Durante il tirocinio Leonardo da Vinci svolto per 3 mesi a Wroclaw (Breslavia) in Polonia, afflitto dalle notizie che giungevano dalla mia terra sul ritrovamento della carcassa semi-sepolta prima di un orso bruno marsicano, probabilmente vittima di bracconieri, poi di un’orsa investita sulla famigerata strada statale 83 marsicana, mi sono sentito in dovere di girare questo video-appello, preoccupato dalla gravissima minaccia alla sopravvivenza della sottospecie appenninica dell’orso bruno europeo, simbolo e vanto della regione Abruzzo solo a parole. So che questa iniziativa, nonostante i miei sforzi, non arriverà al grande pubblico, alle coscienze dei potenti che continuano a sponsorizzare tutte quelle forze antagoniste alla conservazione dell’orso, ma bisognava tentare. Ringrazio di cuore Luigi Scaglione (regista) e Davide Della Corte (fonico) di Oltrecielo per l’aver reso possibile questo progetto altrimenti irrealizzabile.

sabato 8 ottobre 2011

Povero Abruzzo

Pubblicato il 22 settembre 2011 sulla rubrica “Lettere al Direttore” del quotidiano Il Centro con il titolo “La nostra ricchezza è il paesaggio”.

Di solito in tempi di crisi dell’economia, la gente comune torna a coltivare il proprio giardino e ad apprezzarne i frutti. La ricchezza dell’Abruzzo è il suo meraviglioso giardino naturale che si stende dalla montagna al mare. I nostri politici, però, anziché difenderne il paesaggio, la flora e la fauna, sembrano orientati alla sua sistematica spoliazione, continuando a foraggiare i presupposti della crisi, costringendo i giovani a emigrare. Così, in un periodo di crescita zero e di risparmio collettivo, il nostro giardino si “arricchisce” di nuovi centri residenziali e commerciali per contrastare la crisi dei consumi e dell’industria del cemento. Mentre l’economia mondiale boccheggia, il pensiero politico dominante sembra opporsi strenuamente al sorgere di realtà che portano con loro il sapore giovane dell’innovazione, dello sviluppo e del rispetto dell’ambiente. Così, nel nome di un benessere occulto, si cerca di sabotare l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina perché potrebbe sottrarre terreno al cemento o impedire la crescita turistica, mentre si fa poco o nulla per depurare i fiumi, per poi lamentarsi di non aver ricevuto la Bandiera Blu o per cullarsi sugli allori di una natura che è riuscita, un anno ancora, a sanare le ferite dell’ottusità umana. Oppure si anticipa l’apertura della caccia nel territorio dell’orso bruno marsicano nel periodo di massima vulnerabilità, sordi alla minaccia, quantunque indiretta, apportata alla sopravvivenza di una specie così a rischio. Mi viene da chiedermi: che ne sarà del Parco Nazionale d’Abruzzo, massima “industria” turistica regionale, e delle tante produzioni locali d’eccellenza che si fregiano con l’immagine dell’orso, simbolo della natura incontaminata, quando questo verrà cancellato dalla fauna d’Abruzzo? Importeremo orsi dalla Slovenia, come già facciamo con i gamberi di fiume, ignari di aver perso un endemismo unico? La metafora dell’orso vale anche per i tanti mestieri storici della nostra regione (pastore, allevatore, apicoltore, agricoltore) che politiche di corto raggio, invece di tutelarli con apposite leggi, stanno ponendo in un antagonismo distruttivo con la natura e i parchi nazionali. Così assistiamo allo scempio delle nostre meravigliose riserve naturali, ridotte in cenere o sommerse dai rifiuti; agli incendi, che periodicamente mandano in fumo preziosi ettari di verde e fondi pubblici; ai fiumi inquinati e prosciugati e alle colline sventrate per far posto ad ameni complessi residenziali o a incompiute cattedrali nel deserto. Ci facciamo propinare mete turistiche da sogno senza accorgerci di vivere in un paradiso che non avrebbe nulla da invidiare ad altre destinazioni se non fossimo noi tutti, direttamente o indirettamente, responsabili del suo degrado. Povero Abruzzo!

lunedì 5 settembre 2011

Orsi confidenti e uomini diffidenti

Articolo pubblicato il 2 settembre 2011 nella rubrica “Lettere al Direttore” del quotidiano Il Centro con il titolo “Orsi e bambini creature a rischio”.

Caro Direttore, resto sgomento di fronte alle ultime notizie che sembrerebbero attribuire la crisi demografica dell’entroterra abruzzese non al progressivo spopolamento della montagna per mancanza di prospettive di vita o per la crescita zero, ma alle incursioni diurne degli ultimi, rari esemplari di orsi marsicani, definiti orsi “confidenti” perché non temono di frequentare i paesi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e zone limitrofe in cerca di cibo, costituendo una presunta minaccia per i bambini che giocano in strada o in giardino. A un’informazione più approfondita, emerge che il rischio per i fanciulli sia costituito dal loro entusiastico inseguimento dell’orso per fotografarlo o ammirarlo da vicino, in cui mostrano un atteggiamento “confidente” estraneo ai loro simili adulti che, invece, invocano interventi immediati per scongiurare il peggio. Ora, non potendo restare insensibile all’eventualità che accada l’eccezione alla regola (non esistono precedenti di attacchi dell’orso bruno marsicano all’uomo), non posso che augurarmi una soluzione pacifica al problema degli orsi confidenti per il bene della specie. Infatti, è facile intravedere lo scintillio di fucili e fiale di veleno dietro agli appelli a ente parco, corpo forestale e prefetto per porre fine alla “invasione” degli orsi, senza alcuna rassicurazione sulla priorità della salvaguardia dell’animale simbolo del PNALM e dello stesso Abruzzo. Ovviamente mi auguro di essere smentito.

Occorre ricordare che l’orso bruno marsicano è giunto a un momento critico della sua sopravvivenza, con una popolazione in natura inferiore ai cinquanta esemplari. La criminalizzazione degli orsi, animali onnivori e opportunisti, non può che evidenziare la carenza di una cultura di convivenza tra uomo e natura, tra uomo e orso, mentre si ripropone l’assurda logica antropocentrica per cui è lecito organizzare escursioni nel territorio dell’orso, ma si invoca il coprifuoco se è l’animale a ricambiare la “visita” non meno indesiderata, quando si potrebbe istituire un servizio di sorveglianza diurna e notturna nei paesi (nuovi posti di lavoro) per scongiurare ogni incidente. Invece, l’orso è considerato ancora un antagonista da scacciare, anziché una risorsa da difendere.

Comprendo la smania di quei ragazzini confidenti di immortalare l’orso confidente prima che adulti diffidenti, anziché insegnar loro a rispettare gli animali selvatici, consegnino per sempre quest’ultimo all’album dei ricordi, all’elenco infinito delle specie estinte, nella convinzione di essere i soli a regolare il creato. A proposito del rapporto bambini-orsi, il 25 agosto scorso un ragazzino è stato investito sulla strada statale 83 Marsicana mentre la percorreva in bicicletta, rimanendo seriamente ferito, non lontano dal posto in cui, il 3 maggio 2011, venne investita e uccisa un’orsa, dei cui tre cuccioli non si è saputo più nulla: dimostrazione di come orsi e bambini debbano guardarsi da nemici comuni.

sabato 27 agosto 2011

Oasi da salvare

Articolo pubblicato sull’edizione del 5/08/11 del quotidiano “Il Centro” con il titolo “Torrente Vallelunga di Pescara, foce e pineta da salvaguardare”.

In coincidenza con il preoccupante rapporto della goletta di Legambiente sullo stato del mare in Abruzzo, da cui l’assenza o il cattivo uso dei depuratori sarebbe la principale causa d’inquinamento, ho notato che da alcuni giorni una perdita fognaria si riversa nel torrente Vallelunga al di sotto del ponte di viale Primo Vere, in quella che dovrebbe essere l’area marina dell’ampliata Riserva Naturale della Pineta Dannunziana. L’incuria in cui versa la foce del torrente dà ragione a quanti da tempo lo considerano una fogna, sebbene la differenza di colore e odore tra il corso d’acqua e lo scarico sia innegabile. Ho segnalato il problema a Corpo Forestale dello Stato e Capitaneria di Porto con la speranza che sia stato già risolto. Il fatto che le aree demaniali siano abbandonate al loro destino, che non è quello determinato dalla natura, ma dall’incoscienza dell’uomo, mi turba profondamente, soprattutto quando, come in questo caso, a rimetterci è la salute dei bagnanti, più o meno ignari, tra cui numerosi bambini, e la reputazione della mia città agli occhi di residenti sempre più scoraggiati, amanti della natura delusi e turisti sgomenti. Inoltre, vorrei rispondere a quanti auspicano interventi di “bonifica” nell’area della foce del torrente, “uniformandola” alla spiaggia circostante con la ruspa, che proprio il canneto e la pregiata flora marina, tra cui nidificano specie di uccelli impensabili per la fin troppo urbanizzata Pescara (fratino, gallinella d’acqua, cannaiola, ecc.), sono il valore aggiunto da tutelare di questo tratto di litorale pescarese, residuo superstite del “mare di una volta”. Quindi, il mio invito è sì di ripulire l’area, ma dal pattume, dagli scarichi inquinanti e dai bivacchi notturni, non dalle sue peculiarità naturalistiche. La foce del torrente e la pinetina annessa potrebbero diventare un parco marino in miniatura, lustro di una città che troppo spesso si dimentica del binomio inscindibile tra salute e qualità dell’ambiente.

martedì 24 maggio 2011

Cronaca di un’estinzione annunciata

Il Parco Nazionale d’Abruzzo venne istituito 90 anni fa per volontà di un gruppo di intellettuali amanti della Natura per salvare dall’estinzione e dalla barbarie il camoscio d’Abruzzo, il lupo appenninico e l’orso marsicano. A distanza di 90 anni, nonostante gli sforzi encomiabili del Parco, tanto c’è ancora da fare per salvare una delle tre specie animali in pericolo, l’orso marsicano. Questo mi ha spinto a scrivere queste email al Presidente del Consiglio d’Europa e al Presidente della Regione Abruzzo. Il primo ha risposto attraverso suoi delegati, il secondo ancora tace…

Dear President Herman Van Rompuy,

I live in Abruzzo, the Italian Region hit by an earthquake in 2009. Aware of the many international problems the European Council and the President have to deal with at the moment, the love for my land and its living symbol, the Marsican Bear, has urged me to write to You. With this email, I state and denounce the failure of the efforts in the protection of this valuable species for Abruzzo, Italy and whole Europe. In the last years, even few days ago!, I heard news of dead bears found in the area where they should be protected. The whole population of bears in Abruzzo counts 50-70 specimens, too few to guarantee the survival of the species if effective actions to prevent poaching and infrastructural aggressions to the territory of the bears are not taken as soon as possible. I do not ignore the efforts recently made by Abruzzo, Lazio and Molise’s National Park, but as a matter of fact the bears are still threaten by a nefarious policy of indifference that arms poachers and environmental criminals. So, in order to stop the killing of bears and their extinction, I ask You for some advice and help in addressing this problem as a European problem, to make Abruzzo government aware of the necessity to implement effective policy of conservation of the land and the animals (such as the institution of an Area of External Protection of Abruzzo, Lazio and Molise’s National Park) or sponsoring the intervention of a European taskforce to guard this area and prevent poaching and poisonings. I think that those measure will help bears more than slogans and promises.

Looking forward to Your response,

Mario Cipollone

 

Egregio Presidente Chiodi,

congratulandomi con Lei e la Sua Giunta per le ottime iniziative prese per il bene della Regione Abruzzo, mi duole notare che l'Abruzzo sta fallendo nella sfida epocale alla salvaguardia del proprio simbolo vivente: l'orso marsicano. Mentre si susseguono negli ultimi anni notizie sui ritrovamenti di esemplari uccisi da bracconieri o allevatori, mancano azioni volte alla prevenzione e alla repressione di questi reati. Volendo tralasciare lo sdegno e la retorica ambientalista, l'orso non è un ostacolo allo sviluppo, ma una risorsa. Lo sviluppo economico, a parer mio, non passa attraverso la costruzione e lo sfruttamento indiscriminati del territorio, soprattutto quando abitato da specie così rare e preziose, ma dalla sua salvaguardia a fini turistici. L'Abruzzo è un gioiello ancora da scoprire. Non possiamo permetterci la scomparsa di un animale così rappresentativo nella rassegnazione della "cronaca di un'estinzione annunciata". Pertanto Le chiedo di intercedere affinché la Regione Abruzzo, seguendo l'esempio del Molise, riconosca la Zona di Protezione Esterna (quella dove avviene la maggior parte delle azioni di bracconaggio) del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e abbandoni progetti di "aggressione infrastrutturale" al territorio dell'orso. Data la gravità della situazione, propongo anche la collaborazione di esercito e alpini a presidiare gli accessi alle strade di montagna e la Zona di Protezione Esterna, come deterrente a criminali ecologici. So che sono azioni costose, ma avranno in ritorno una crescita di prestigio della Sua Amministrazione e il bene della natura per cui l'Abruzzo è conosciuto nel mondo. Non possiamo permetterci di perdere l'orso.

In attesa di un Suo cortese riscontro, porgo cordiali saluti.

In fede,

Mario Cipollone

lunedì 7 marzo 2011

X Edizione del Premio Nazionale Valerio Gentile

Secondo Classificato:

Mario Cipollone (Pescara), All’ombra della fattoria

Valerio GentileVa innanzitutto riconosciuta a Cipollone una notevole padronanza del linguaggio: dote rara in letteratura, sa sempre dove sistemare le virgole; il suo stile sicuro procede senza sbavature senza per questo rinunciare a tenere sempre sveglio e attento il lettore. All’ombra della fattoria è un romanzo epico: quasi un’Iliade animalesca, una serie di combattimenti fra specie in cui l’uomo non appare mai se non nella presenza della sua ombra silenziosa, che si riverbera nell’umanizzazione e nella psicologizzazione dei personaggi ferini. Si tratta di uno strano misto fra la Batracomiomachia e Il Signore delle Mosche, una specie di favola crudele che, piuttosto che farli addormentare sereni, punta a intristire i bambini e a prepararli alla ruvida vita che li attende. Cipollone ottiene quest’effetto utilizzando un linguaggio denso e terreno, com’è giusto in un’opera bucolica, ma al contempo variegato abbastanza da non essere noioso (un esempio banale: i topi non sono solo topi ma anche ratti e sorci, così come in Dante un vecchio è anche un veglio oppure un sene). Colpisce inoltre la precisione nel dettaglio delle descrizioni, in particolare di musi animaleschi, così da renderli veri e propri volti espressivi e significativi; su queste descrizioni simmetriche il romanzo si apre e si chiude, mostrando un’abilità che traspare anche da alcune soluzioni narrative particolarmente interessanti, come ad esempio la chiusura di alcuni capitoli sulla descrizione di fenomeni naturali, cinematograficamente quasi in dissolvenza. Per queste ragioni Mario Cipollone merita il secondo premio.

domenica 30 gennaio 2011

Sull'ampliamento della Pineta Dannunziana

Questo mio articolo è stato pubblicato martedì 25 gennaio 2011 sulla rubrica "Ditelo al Centro" del quotidiano IlCentro. Ha incontrato i favori delle principali associazioni ambientaliste abruzzesi e di molti cittadini che ringrazio per la sensibilità verso tematiche ambientali considerate troppo spesso secondarie.
Mario Cipollone

Gentile Direttore, da giorni leggo sulle pagine del “Centro” le riserve di alcuni esponenti politici pescaresi sulla presunta antidemocraticità del procedimento di approvazione della legge regionale che amplia di 29 ettari la Pineta Dannunziana. Mi chiedo quale antidemocraticità possa venire attribuita a un provvedimento che per una volta almeno premia la Natura, una Natura quasi sempre posta in second’ordine rispetto alle mire di privati o di una ridottissima élite di cittadini? Temo che l’ampliamento della riserva regionale non sarebbe mai avvenuto se il procedimento avesse stagnato nei cavilli della conclamata democrazia che ricorre sempre più spesso al bene pubblico soltanto a fini propagandistici e privatistici. Sono sicuro che la stragrande maggioranza della cittadinanza stia sostenendo la scelta degli onorevoli Acerbo e Sospiri e condivida le mie perplessità sulle resistenze formali dei loro oppositori per una decisione che porta con sé un segno di cambiamento e speranza. Pescara sud è forse la parte più bella della città proprio grazie al suo verde. I 29 ettari non sono che un tributo a quell’ambiente la cui tutela viene troppo spesso indicata come antagonista allo sviluppo economico e urbano, mentre, opinione di chi scrive, è la vera carta nella manica, non solo cartolina turistica, del nostro Abruzzo martoriato. La Rai dovrebbe capirlo e doverosamente rinunciare all’edificazione della sua nuova sede, mentre i costruttori, anziché lamentare la perdita di terreni vergine, dovrebbero collaborare con gli enti pubblici a individuare e riqualificare aree urbane e siti industriali dismessi. È auspicabile, inoltre, che una nuova cultura ecologica porti alla completa rivalutazione della pineta di oggi e di quella di domani, invece di abbandonarle al degrado da innescare perversi meccanismi secondo i quali si finisce per incolpare gli alberi di dare asilo a malviventi e prostitute.

mercoledì 17 novembre 2010

Appello al Sindaco di San Vito Chietino

In seguito agli allarmi lanciati da associazioni ambientaliste e dalla costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina, ho scritto questa email al sindaco di San Vito Chietino. Non pretendo di avere ragione. Molti penseranno che la mia è una crociata oscurantista. Il progresso significa crescita. L'attuale crisi economica, così tesa alla crescita trascurando lo sviluppo, è il risultato di un progresso distruttivo che, attraverso un processo auto giustificativo di inversione morale, si trasforma in regresso. E' solo la mia opinione personale. Spero che l'email che segue convinca qualcuno sulla possibilità di invertire la tendenza alla distruzione del bene comune. Credo che non ne deriverà un male per nessuno, specie per la Natura.

Gentile Sindaco,
sono stato messo a parte da associazioni ambientaliste e dalla costituente del Parco Nazionale della Costa Teatina del progetto per un porto turistico nel suo comune e di un villaggio turistico. Mi sembra incredibile che ancor oggi si possa anteporre gli interessi dei singoli a quelli della collettività. Scempi ecologici come quelli in programma non apporteranno che inquinamento e dissesto idrogeologico a un territorio già oggi visibilmente a rischio erosione, così compreso tra la collina e il mare. In coscienza credo che noi tutti si sappia che il "creato" è un dono da preservare il più possibile così come lo abbiamo ricevuto per consegnarlo alle generazioni future in buono stato.
Tanto si può fare per promuovere il turismo a San Vito senza distruggere San Vito. Da pescarese, vedo in San Vito e negli altri paesi della costa dei trabocchi quello che era e sarebbe potuta essere Pescara se non fosse stata annientata dalle speculazioni edilizie. Il mare di San Vito non è più pulito come lo era appena dieci anni fa e non tornerà ad esserlo dopo che un porto o una città "satellite" saranno costruiti. Quando l'acqua sarà diventata olio, quale turista potrà più interessarsi a San Vito? Per favore, si impegni a valorizzare il bene comune attraverso la sua religiosa conservazione.

Distinti saluti,
Mario Cipollone

domenica 7 novembre 2010

Abruzzo Ontologico o Deontologico?

Questo articolo è stato pubblicato martedì 12 ottobre 2010 nella rubrica"Ditelo al Centro" del quotidiano "Il Centro" con il titolo "Tutela ambientale a parole" (le foto non sono state pubblicate, né la frase che le introduceva, presumibilmente per motivi di spazio). Lode a "Il Centro" per dare spazio alle opinioni della cittadinanza, nella speranza congiunta di cittadini ed editore che queste vengano lette e ricevute dai Signori politici.
Mario Cipollone
 
Caro Direttore, mentre nella nostra regione imperversa lo scandalo “Rifiutopoli” e si contesta il progetto di nuove discariche, non si risolve ancora in Abruzzo il problema della bonifica di territori di notevole pregio naturalistico, in antitesi proprio con la tendenza di sviluppo turistico della nostra terra. Se la gestione del demanio marittimo urbano viene demandata quasi esclusivamente ai privati durante la stagione balneare, purtroppo solo in quella, il demanio extraurbano è abbandonato all'inciviltà e all'incuria da parte delle amministrazioni, solerti nel rivendicarne i benefici di gestione e altrettanto nello scaricarsene gli oneri. Così la sensibilità ecologica del nostro Abruzzo, lanciato verso un incerto avvenire tra progresso industriale e “sostenibilità” ambientale, resta legato alle iniziative di associazioni ambientaliste e di individui di buona volontà, mentre si assiste all'annosa sedimentazione di rifiuti, ospiti non invitati di un ecosistema che probabilmente non li metabolizzerà mai, essendo tuttora sconosciuto il tempo di biodegradazione delle materie plastiche, in aree monumentali della costa teatina, alle foci e sui lungofiumi (tra cui la discarica tossica di Bussi) e nelle aree collinari, relegate a limbo geografico spesso sacrificato ad appetiti urbanistici sfrenati. Urge il recupero di queste aree prima che i costi di bonifica diventino ingentissimi. L'appello alle nostre amministrazioni è quello di intervenire in azioni efficaci di pulizia, prevenzione e educazione civica, di dedicare una maggiore attenzione al territorio, anche a quello apparentemente improduttivo che è, quasi sempre, il biglietto da visita della nostra regione. Mi chiedo se la costituzione di aree protette marine, fluviali e collinari possa rivelarsi vincente nella gestione di un ambiente troppo decantato a parole, ma poco tutelato nei fatti. Queste due foto, da me scattate a Ortona, evidenziano la differenza tra l'essere e il dover essere. Purtroppo, non basta spostare l'obiettivo della macchina fotografica per ristabilire l'ordine naturale delle cose.

giovedì 21 ottobre 2010

Warlike ants

arlike ants
Warlike ants


I recall black strings across the ground, vulture-eyes-overhead-reconnoitring. Finding out the stream of life and invent the way to rend it by reiterate assaults from the shining morning to the bleeding dusk. My cousin and I, both ten, soldiers of a useless war, waged in response of the challenge by the most numerous beings that proliferated just where we demanded to be the only regulators over the creation. Once we attacked native villages in the weeds and, scouts of a colonial army, swept out their circular camps. We slaughtered either red ants or redskins. We looked at either red antennas or squashed and black abdomens drying up under the young sun of a Texan spring or that unremitting one of an African summer. We beat the ground with our indexes, and reckoned our daily deceases by the pain of pattering on the gravels. In the evening, we shook hands with a turgid finger, both agreed on postponing the today’s last assault to tomorrow’s first.

sabato 17 luglio 2010

Personal Information

Mario Cipollone was born on March 18, 1981, in Pescara, Italy, where he carried out all his studies. (...) He has always distinguished himself in different prizes and competitions of literature in which he participated. One of his stories “The woodpecker” is included in the collection “Caro Diario”, published by “Ortucchio Castle's club of culture”. His “Mental bugs” was published in 2006 by Tracce Edition as the winner of "Giovani autori" prize, held by Fondazione Abruzzo. In 2006 he ranked second “ex-aequo” at X edition of "Valerio Gentile" National Award of Fiction with "All'ombra della fattoria" (“In the farm's shade").

domenica 4 luglio 2010

Paradiso perduto

Ho scritto questo articolo da destinare alla pubblicazione nello spazio riservato alle opinioni della cittadinanza su un quotidiano locale. Non è stato pubblicato. Devo ammettere che il mare di questi giorni di inizio luglio 2010 a Pescara sta smentendo quanto da me scritto di seguito grazie in primis alla Natura, ma anche alla mano dell'uomo. Operazioni di pulizia di alcuni tratti del lungomare pescarese sono state effettuate e i benefici si sono immediatamente resi visibili. Tuttavia, abbassare la guardia sembra impossibile e parte di quanto da me scritto qui risulta tuttora attuale, soprattutto la generale disaffezione e la sfiducia del pescarese per il proprio mare. Da ciò è partita la mia riflessione, condivisibile o meno, che speriamo diventi presto superata in un rinnovato connubio tra uomo e Natura.
Mario Cipollone

“Sento con sempre maggior frequenza ripetere da concittadini e turisti delusi frasi come “il mare a Pescara è sporco. Andrò in vacanza in Croazia, alle Tremiti, nel Salento o in Sardegna”. Da pescarese, amante del mare e delle montagne d'Abruzzo, insorgerei nella difesa della nostra spiaggia e del nostro tratto di Adriatico “verde come i pascoli dei monti” se l'incuria che accomuna quasi ogni angolo marino della costa abruzzese, non risparmiando le rinomate località marittime della costa teatina e teramana, ormai snobbate da coloro che cercano mete succedanee a quelle di casa propria, non mi smentisse: spiagge invase da rifiuti, corsi d'acqua trasformati in fogne, porti da cui parte ogni genere di rifiuto della marineria, che finisce per spiaggiare senza che nessuno lo raccolga. Questo è il quadro che si presenta agli occhi del cittadino, di chi vorrebbe valorizzata la propria terra non solo a parole e a quelli del turista che si aspetterebbe che un servizio concreto corrisponda agli accattivanti slogan pubblicitari usati per attrarlo. Soprattutto, vorrei dire a quanti identificano Croazia, Tremiti, Salento ecc... quali paradisi marini, che in un'epoca nemmeno troppo remota si potevano vedere balzare i delfini dalla spiaggia di Pescara e che le cause del degrado del nostro mare vanno ascritte a noi stessi, nelle politiche volte al raggiungimento di obiettivi fallaci e di corto raggio (industrializzazione, sfruttamento del territorio, crescita economica anziché sviluppo) che non ancora corrompono l'altra sponda dell'Adriatico o le isole già citate grazie a storia e conformazione geografica diverse, senza però dover dimenticare che un recupero del nostro mare è ancora possibile, come la contaminazione di quei “paradisi” (basti vedere quanto sta accadendo nel Golfo del Messico), se non già in atto, è inevitabile se non si abbandona la mentalità “usa e getta” che sta distruggendo quanto avevamo di più prezioso senza che ancora ce ne siamo resi conto fino in fondo.”