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| All'ombra della fattoria |
mercoledì 24 luglio 2013
All'ombra della fattoria
lunedì 7 marzo 2011
X Edizione del Premio Nazionale Valerio Gentile
Secondo Classificato:
Mario Cipollone (Pescara), All’ombra della fattoria
Va innanzitutto riconosciuta a Cipollone una notevole padronanza del linguaggio: dote rara in letteratura, sa sempre dove sistemare le virgole; il suo stile sicuro procede senza sbavature senza per questo rinunciare a tenere sempre sveglio e attento il lettore. All’ombra della fattoria è un romanzo epico: quasi un’Iliade animalesca, una serie di combattimenti fra specie in cui l’uomo non appare mai se non nella presenza della sua ombra silenziosa, che si riverbera nell’umanizzazione e nella psicologizzazione dei personaggi ferini. Si tratta di uno strano misto fra la Batracomiomachia e Il Signore delle Mosche, una specie di favola crudele che, piuttosto che farli addormentare sereni, punta a intristire i bambini e a prepararli alla ruvida vita che li attende. Cipollone ottiene quest’effetto utilizzando un linguaggio denso e terreno, com’è giusto in un’opera bucolica, ma al contempo variegato abbastanza da non essere noioso (un esempio banale: i topi non sono solo topi ma anche ratti e sorci, così come in Dante un vecchio è anche un veglio oppure un sene). Colpisce inoltre la precisione nel dettaglio delle descrizioni, in particolare di musi animaleschi, così da renderli veri e propri volti espressivi e significativi; su queste descrizioni simmetriche il romanzo si apre e si chiude, mostrando un’abilità che traspare anche da alcune soluzioni narrative particolarmente interessanti, come ad esempio la chiusura di alcuni capitoli sulla descrizione di fenomeni naturali, cinematograficamente quasi in dissolvenza. Per queste ragioni Mario Cipollone merita il secondo premio.
martedì 21 aprile 2009
All'ombra della fattoria
Il popolo dei topi, come quello dei gatti, vive un periodo di splendore all’ombra della fattoria. È diventato così prolifico che il vecchio castello di gallerie scavato nelle fondamenta della casa e del granaio è stato ampliato e trasformato in un’autentica “fortezza” con nuove entrate e uscite, cunicoli sotterranei fitti come le maglie di una rete e percorsi incessantemente dai topi di rientro dalle loro scorribande. L’abbondanza di cibo ha talmente esasperato i loro ingordi cervelli che essi ardiscono persino a insidiare le gatte durante l’allattamento. Un topo ha posto l’ingresso della sua tana in un recesso del granaio di fronte al giaciglio dove mamma gatta è solita allattare i piccoli. Siccome è abitudine delle gatte rilassarsi in tali circostanze e propendere al sonno, approfittando della distrazione della madre, il sorcio, sgattaiolando furtivamente tra la prole, è riuscito ad appropriarsi di un capezzolo con la caparbietà consona alla propria specie. Poiché il nostro topo è un abitudinario, la scelta è caduta sempre sul solito capezzolo e a spese del solito gattino, provocandone il lento deperimento per fame.
