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mercoledì 24 luglio 2013

All'ombra della fattoria


All'ombra della fattoria
È stato recentemente pubblicato dalla EgoEdizioni il mio libro All'ombra della fattoria, composto da due racconti sulla lotta per la sopravvivenza che avviene quotidianamente all'insaputa dell'uomo proprio in quegli ambienti, come appunto una fattoria, a noi così vicini. Il mondo degli animali, con le relazioni tra gli individui della stessa specie e di specie diverse, mi ha sempre affascinato. Avevo tredici anni quando ho scritto All'ombra della fattoria. Ho ripreso il testo anni dopo per inviarlo al concorso Valerio Gentile, in cui l'opera si è classificata seconda. Finalmente, grazie alla EgoEdizioni, è stata pubblicata ed è acquistabile online a questo link:


I rischi che si corrono quando si scrive di animali è quello di antropizzarli. Talvolta è un processo inevitabile, dal momento che chi scrive è un uomo. All'epoca della prima stesura la trama mi aveva particolarmente soddisfatto e ho deciso di non alterarla troppo. Rileggendola, ho la sensazione che oggi l'avrei scritta privilegiando gli animali selvatici, quelli più lontani al nostro sentire, ma nel complesso All'ombra della fattoria descrive fedelmente il fascino che la natura ha sempre esercitato su di me.

Ringrazio mio zio Ciro per la foto della sua scultura "Mattino" in copertina.

Mario Cipollone

lunedì 7 marzo 2011

X Edizione del Premio Nazionale Valerio Gentile

Secondo Classificato:

Mario Cipollone (Pescara), All’ombra della fattoria

Valerio GentileVa innanzitutto riconosciuta a Cipollone una notevole padronanza del linguaggio: dote rara in letteratura, sa sempre dove sistemare le virgole; il suo stile sicuro procede senza sbavature senza per questo rinunciare a tenere sempre sveglio e attento il lettore. All’ombra della fattoria è un romanzo epico: quasi un’Iliade animalesca, una serie di combattimenti fra specie in cui l’uomo non appare mai se non nella presenza della sua ombra silenziosa, che si riverbera nell’umanizzazione e nella psicologizzazione dei personaggi ferini. Si tratta di uno strano misto fra la Batracomiomachia e Il Signore delle Mosche, una specie di favola crudele che, piuttosto che farli addormentare sereni, punta a intristire i bambini e a prepararli alla ruvida vita che li attende. Cipollone ottiene quest’effetto utilizzando un linguaggio denso e terreno, com’è giusto in un’opera bucolica, ma al contempo variegato abbastanza da non essere noioso (un esempio banale: i topi non sono solo topi ma anche ratti e sorci, così come in Dante un vecchio è anche un veglio oppure un sene). Colpisce inoltre la precisione nel dettaglio delle descrizioni, in particolare di musi animaleschi, così da renderli veri e propri volti espressivi e significativi; su queste descrizioni simmetriche il romanzo si apre e si chiude, mostrando un’abilità che traspare anche da alcune soluzioni narrative particolarmente interessanti, come ad esempio la chiusura di alcuni capitoli sulla descrizione di fenomeni naturali, cinematograficamente quasi in dissolvenza. Per queste ragioni Mario Cipollone merita il secondo premio.

martedì 21 aprile 2009

All'ombra della fattoria

[...] È in un anfratto tra la paglia che mamma gatta ha partorito: un po’ in ritardo per la verità, ma senza ulteriori preoccupazioni vista l’abbondanza di cibo. Ciononostante Bruto, il vecchio cane, legge nello sguardo della gatta una vena di dolore furtivo che getta un’ombra sul popolo dei gatti. È morto un piccolo e la madre ritorna al nido dopo aver abbandonato il corpicino nella siepe di rovi giù nel fosso, sorvolata dai primi corvi famelici.
Il popolo dei topi, come quello dei gatti, vive un periodo di splendore all’ombra della fattoria. È diventato così prolifico che il vecchio castello di gallerie scavato nelle fondamenta della casa e del granaio è stato ampliato e trasformato in un’autentica “fortezza” con nuove entrate e uscite, cunicoli sotterranei fitti come le maglie di una rete e percorsi incessantemente dai topi di rientro dalle loro scorribande. L’abbondanza di cibo ha talmente esasperato i loro ingordi cervelli che essi ardiscono persino a insidiare le gatte durante l’allattamento. Un topo ha posto l’ingresso della sua tana in un recesso del granaio di fronte al giaciglio dove mamma gatta è solita allattare i piccoli. Siccome è abitudine delle gatte rilassarsi in tali circostanze e propendere al sonno, approfittando della distrazione della madre, il sorcio, sgattaiolando furtivamente tra la prole, è riuscito ad appropriarsi di un capezzolo con la caparbietà consona alla propria specie. Poiché il nostro topo è un abitudinario, la scelta è caduta sempre sul solito capezzolo e a spese del solito gattino, provocandone il lento deperimento per fame.