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lunedì 26 marzo 2012

Che fine ha fatto il PATOM?

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2012 su Il Democratico con il titolo: “Monte Velino/ Muore un Orso bruno marsicano. Specie a gravissimo rischio d’estinzione”.

Che fine ha fatto il PATOM?

La notizia del ritrovamento di un esemplare maschio di orso bruno marsicano agonizzante nel Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino, deceduto nonostante le cure dei veterinari del vicino Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, probabilmente a causa di una grave infezione virale, è passata quasi inosservata ai maggiori organi di stampa. Scarsa risonanza è stata data al comunicato in cui l’ente parco richiamava la regione Abruzzo alle sue responsabilità in quanto firmataria dell’accordo PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano). Il PATOM venne stipulato in seguito all’avvelenamento di tre esemplari di orso bruno nel 2007 che suscitò lo sdegno dell’intera nazione e la sollevazione di quanti, amanti degli animali, della natura o semplicemente della loro terra, avevano temuto per la sopravvivenza di questo magnifico endemismo dell’Italia centrale. Svanita l’eco mediatica e sopito lo sdegno per colpevoli mai arrestati, l’orso è stato nuovamente relegato nella sua dimensione fiabesca di abitante dei boschi dell’Appennino centrale, durevole e immutabile come le montagne che tanto spesso ne richiamano forma e colore.

Purtroppo l’orso bruno marsicano resta una specie a gravissimo rischio d’estinzione, oggi ridotta a circa 40 esemplari. La scarsa variabilità genetica della popolazione superstite la predisporrebbe a malattie epidemiche. Se l’orso ritrovato nel Parco Sirente-Velino fosse deceduto a causa di una grave infezione virale trasmessagli dagli animali domestici all’alpeggio dovremmo temere per la sopravvivenza dell’intera sottospecie, mentre le istituzioni sembrano infischiarsene e continuare a consentire tutte quelle pratiche, nocive all’orso, che intendevano contrastare con la firma del PATOM. I parchi nazionali vengono sempre più confusi con aree verdi urbane o extraurbane, una sorta di “giardini” o “ranch” per turisti e residenti, mentre tutt’attorno deve continuare a “crescere” un’economia regionale votata allo sfruttamento incondizionato del territorio. Ci si aspetta che la fauna che vive in queste aree protette, spesso asservite all’uso e consumo umano, debba rispettarne i confini come se si trovasse, appunto, nelle gabbie di un grande giardino zoologico. Animali come l’orso non conoscono confini geografici, non girano con la mappa. A tal fine cresce l’importanza delle aree contigue e dei corridoi ecologici che dovrebbero ridurre, ai sensi del PATOM, l’attrito tra selvatici e attività antropiche. Invece, la regione Abruzzo, dimentica degli impegni presi con la firma dell’accordo, ha autorizzato un calendario venatorio estremamente aggressivo nelle aree appena esterne al “giardino”, continua ad autorizzare un uso smodato delle risorse naturali anche all’interno delle aree protette, ventila assurde proposte di legge come la riduzione del Parco Regionale Velino-Sirente (quello in cui è stato trovato l’orso moribondo) per consentire l’edificazione anche sull’Altopiano delle Rocche e punta alla creazione di nuove infrastrutture impattanti.

Non vogliamo cacciare allevatori e agricoltori dai Parchi Nazionali. L’orso ha convissuto con l’uomo per millenni senza beneficiare degli odierni limiti alla caccia, anzi, era il trofeo più ambito. Però nei secoli scorsi le attività umane erano più rispettose dell’ambiente. L’allevamento, un tempo quasi esclusivamente ovino, attualmente predilige animali di grossa taglia più redditizi, bovini ed equini, producendo danni irreversibili all’ecosistema prativo e alla fauna selvatica se non regolamentato. Anche l’accesso indiscriminato di turisti e non all’habitat dell’orso è una minaccia alla conservazione della specie.

Ci si chiede perché l’orso non colonizzi stabilmente estesi parchi nazionali quali quelli del Gran Sasso, della Majella e dei Sibillini, pressoché contigui tra loro e “ansiosi” di riceverlo in quanto risorsa turistica. Forse perché l’orso non segue i cartelli stradali, perché la popolazione attuale non è ancora così numerosa da sentire l’esigenza di emigrare dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e stabilirsi altrove, perché l’orso si sta estinguendo lentamente proprio nelle aree deputate alla sua salvaguardia, perché il PATOM resta solo sulla carta, collocando la Regione Abruzzo in una dimensione giuridica aliena dai precetti della Direttiva Habitat dell’Unione Europea e ancorata a un modello di crescita da Terzo Mondo. La Regione Verde d’Europa sta tradendo se stessa in un’illogica corsa allo sterminio delle sue risorse naturali, alla contaminazione di fiumi e aria, a riempirsi la bocca di vuoti slogan, ambiente e turismo, senza far seguire i fatti alle parole, finché un’ondata di sdegno non seguirà all’estinzione dell’orso che nessun PATOM potrà più tentare di salvare.

Mario Cipollone

Simboli contro

Articolo pubblicato il 16 marzo 2012 su Il Democratico con il titolo: “Penne: la storia di un popolo vale un supermercato?”.

Simboli contro

Da alcuni mesi l’Archeoclub di Pescara sta sostenendo una battaglia per evitare che venga costruito un supermercato alla base delle mura cittadine di Penne. Il centro storico di Penne è stato recentemente incluso nel club dei Borghi più Belli d’Italia. Resta difficile capire in che dimensione geopolitica collocare la concessione, reiterata negli anni, di costruire un centro commerciale in un luogo così simbolico della città vestina. Così due costruzioni, quella medievale e quella a venire, diventano simboli opposti di due concezioni diverse e antitetiche di sviluppo e valorizzazione del territorio. Il progresso, quello che, per intenderci, ha portato l’acqua calda nelle nostre case, più di un’automobile e un cellulare per famiglia, comodità e benessere diffusi, ma allo stesso tempo ha impoverito i nostri fiumi, ha ridotto sull’orlo dell’estinzione animali simbolo della fauna italica (l’orso bruno marsicano) e ci sta avvelenando con l’inquinamento chimico, sembra non doversi arrestare di fronte a nulla.

Le promesse “politiche” di ricchezza e nuovi posti di lavoro nell’immediato non sempre corrispondono a un’effettiva realtà di depredazione e spoliazione di ricchezza e lavoro rigenerabili nel lungo termine. La congiuntura attuale potrebbe aiutarci a dirimere la controversia tra il “vetusto” simbolo dell’identità pennese e il baluardo del progresso che avanza. La crisi economica globale che sta paralizzando i nostri sistemi produttivi “moderni” indurrebbe a rivedere affermazioni e scelte del recente passato che hanno progressivamente svalutato la ricchezza rinnovabile che la natura ha donato agli uomini attraverso l’agricoltura, la pastorizia e le attività inerenti. Oggi si affaccia con sempre maggiore insistenza la parola turismo a emendare quanto siamo stati ingiustamente abituati a guardare con sospetto e una punta di disprezzo perché ritenuto “superato”, “inumano”, abbruttente. Così il termine agriturismo conferisce una connotazione più gentile e intellettuale al prefisso considerato meno nobile. Ecoturismo concilia la romantica, talvolta molesta, difesa della natura con una più prosaica prospettiva economica e occupazionale. Turismo eno-gastronomico richiama la ricchezza di prodotti della nostra terra generosa spostando l’attenzione dal settore primario, sempre più vilipeso anche dalle istituzioni nazionali, all’aspetto più borghese del commercio diretto dei prodotti della terra. Un borgo come Penne ha la vocazione a tutti questi prefissi e suffissi potendo contare su un’agricoltura e un artigianato che si fondano sulla tradizione, su una tradizione meglio rappresentata dalle mura medievali che da un moderno supermercato. Certo nella società odierna si ha bisogno anche dei supermercati, ma il buon senso imporrebbe che questi non vadano a sovrapporsi ai gioielli del passato, a uno dei motivi per cui la capitale vestina è stata inclusa nel 2011 tra i Borghi più Belli d’Italia. Si tenga presente che la parola “turismo” è l’unica voce positiva (con una crescita attestabile al 6% lo scorso anno) di una disastrata economia regionale ancora orientata alla logica del cemento e dell’industrializzazione.

Bisogna far in modo che la politica cittadina trovi al più presto una soluzione che soddisfi il più possibile le parti e le indennizzi se necessario. Qualcuno ha detto che è ipocrita difendere ora le mura di Penne che versano da decenni nel più totale abbandono. Il centro commerciale può essere una forma di recupero architettonico? È difficile che quanto si è conservato nei secoli a sugellare un armonico rapporto tra uomo e natura possa essere superato in valenze storico-paesaggistiche da una struttura moderna di tipo industriale. La logica del vecchio che deve scomparire è stata già portatrice di immani sfaceli nella regione Abruzzo. Basta vedere quanto è accaduto a Pescara, dove oggi si rimpiange di aver rinunciato alla propria storia con troppa noncuranza. Il nostro appello è che Penne non commetta lo stesso errore finché è in tempo.

Mario Cipollone

sabato 8 ottobre 2011

Povero Abruzzo

Pubblicato il 22 settembre 2011 sulla rubrica “Lettere al Direttore” del quotidiano Il Centro con il titolo “La nostra ricchezza è il paesaggio”.

Di solito in tempi di crisi dell’economia, la gente comune torna a coltivare il proprio giardino e ad apprezzarne i frutti. La ricchezza dell’Abruzzo è il suo meraviglioso giardino naturale che si stende dalla montagna al mare. I nostri politici, però, anziché difenderne il paesaggio, la flora e la fauna, sembrano orientati alla sua sistematica spoliazione, continuando a foraggiare i presupposti della crisi, costringendo i giovani a emigrare. Così, in un periodo di crescita zero e di risparmio collettivo, il nostro giardino si “arricchisce” di nuovi centri residenziali e commerciali per contrastare la crisi dei consumi e dell’industria del cemento. Mentre l’economia mondiale boccheggia, il pensiero politico dominante sembra opporsi strenuamente al sorgere di realtà che portano con loro il sapore giovane dell’innovazione, dello sviluppo e del rispetto dell’ambiente. Così, nel nome di un benessere occulto, si cerca di sabotare l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina perché potrebbe sottrarre terreno al cemento o impedire la crescita turistica, mentre si fa poco o nulla per depurare i fiumi, per poi lamentarsi di non aver ricevuto la Bandiera Blu o per cullarsi sugli allori di una natura che è riuscita, un anno ancora, a sanare le ferite dell’ottusità umana. Oppure si anticipa l’apertura della caccia nel territorio dell’orso bruno marsicano nel periodo di massima vulnerabilità, sordi alla minaccia, quantunque indiretta, apportata alla sopravvivenza di una specie così a rischio. Mi viene da chiedermi: che ne sarà del Parco Nazionale d’Abruzzo, massima “industria” turistica regionale, e delle tante produzioni locali d’eccellenza che si fregiano con l’immagine dell’orso, simbolo della natura incontaminata, quando questo verrà cancellato dalla fauna d’Abruzzo? Importeremo orsi dalla Slovenia, come già facciamo con i gamberi di fiume, ignari di aver perso un endemismo unico? La metafora dell’orso vale anche per i tanti mestieri storici della nostra regione (pastore, allevatore, apicoltore, agricoltore) che politiche di corto raggio, invece di tutelarli con apposite leggi, stanno ponendo in un antagonismo distruttivo con la natura e i parchi nazionali. Così assistiamo allo scempio delle nostre meravigliose riserve naturali, ridotte in cenere o sommerse dai rifiuti; agli incendi, che periodicamente mandano in fumo preziosi ettari di verde e fondi pubblici; ai fiumi inquinati e prosciugati e alle colline sventrate per far posto ad ameni complessi residenziali o a incompiute cattedrali nel deserto. Ci facciamo propinare mete turistiche da sogno senza accorgerci di vivere in un paradiso che non avrebbe nulla da invidiare ad altre destinazioni se non fossimo noi tutti, direttamente o indirettamente, responsabili del suo degrado. Povero Abruzzo!

lunedì 5 settembre 2011

Orsi confidenti e uomini diffidenti

Articolo pubblicato il 2 settembre 2011 nella rubrica “Lettere al Direttore” del quotidiano Il Centro con il titolo “Orsi e bambini creature a rischio”.

Caro Direttore, resto sgomento di fronte alle ultime notizie che sembrerebbero attribuire la crisi demografica dell’entroterra abruzzese non al progressivo spopolamento della montagna per mancanza di prospettive di vita o per la crescita zero, ma alle incursioni diurne degli ultimi, rari esemplari di orsi marsicani, definiti orsi “confidenti” perché non temono di frequentare i paesi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e zone limitrofe in cerca di cibo, costituendo una presunta minaccia per i bambini che giocano in strada o in giardino. A un’informazione più approfondita, emerge che il rischio per i fanciulli sia costituito dal loro entusiastico inseguimento dell’orso per fotografarlo o ammirarlo da vicino, in cui mostrano un atteggiamento “confidente” estraneo ai loro simili adulti che, invece, invocano interventi immediati per scongiurare il peggio. Ora, non potendo restare insensibile all’eventualità che accada l’eccezione alla regola (non esistono precedenti di attacchi dell’orso bruno marsicano all’uomo), non posso che augurarmi una soluzione pacifica al problema degli orsi confidenti per il bene della specie. Infatti, è facile intravedere lo scintillio di fucili e fiale di veleno dietro agli appelli a ente parco, corpo forestale e prefetto per porre fine alla “invasione” degli orsi, senza alcuna rassicurazione sulla priorità della salvaguardia dell’animale simbolo del PNALM e dello stesso Abruzzo. Ovviamente mi auguro di essere smentito.

Occorre ricordare che l’orso bruno marsicano è giunto a un momento critico della sua sopravvivenza, con una popolazione in natura inferiore ai cinquanta esemplari. La criminalizzazione degli orsi, animali onnivori e opportunisti, non può che evidenziare la carenza di una cultura di convivenza tra uomo e natura, tra uomo e orso, mentre si ripropone l’assurda logica antropocentrica per cui è lecito organizzare escursioni nel territorio dell’orso, ma si invoca il coprifuoco se è l’animale a ricambiare la “visita” non meno indesiderata, quando si potrebbe istituire un servizio di sorveglianza diurna e notturna nei paesi (nuovi posti di lavoro) per scongiurare ogni incidente. Invece, l’orso è considerato ancora un antagonista da scacciare, anziché una risorsa da difendere.

Comprendo la smania di quei ragazzini confidenti di immortalare l’orso confidente prima che adulti diffidenti, anziché insegnar loro a rispettare gli animali selvatici, consegnino per sempre quest’ultimo all’album dei ricordi, all’elenco infinito delle specie estinte, nella convinzione di essere i soli a regolare il creato. A proposito del rapporto bambini-orsi, il 25 agosto scorso un ragazzino è stato investito sulla strada statale 83 Marsicana mentre la percorreva in bicicletta, rimanendo seriamente ferito, non lontano dal posto in cui, il 3 maggio 2011, venne investita e uccisa un’orsa, dei cui tre cuccioli non si è saputo più nulla: dimostrazione di come orsi e bambini debbano guardarsi da nemici comuni.

sabato 27 agosto 2011

Oasi da salvare

Articolo pubblicato sull’edizione del 5/08/11 del quotidiano “Il Centro” con il titolo “Torrente Vallelunga di Pescara, foce e pineta da salvaguardare”.

In coincidenza con il preoccupante rapporto della goletta di Legambiente sullo stato del mare in Abruzzo, da cui l’assenza o il cattivo uso dei depuratori sarebbe la principale causa d’inquinamento, ho notato che da alcuni giorni una perdita fognaria si riversa nel torrente Vallelunga al di sotto del ponte di viale Primo Vere, in quella che dovrebbe essere l’area marina dell’ampliata Riserva Naturale della Pineta Dannunziana. L’incuria in cui versa la foce del torrente dà ragione a quanti da tempo lo considerano una fogna, sebbene la differenza di colore e odore tra il corso d’acqua e lo scarico sia innegabile. Ho segnalato il problema a Corpo Forestale dello Stato e Capitaneria di Porto con la speranza che sia stato già risolto. Il fatto che le aree demaniali siano abbandonate al loro destino, che non è quello determinato dalla natura, ma dall’incoscienza dell’uomo, mi turba profondamente, soprattutto quando, come in questo caso, a rimetterci è la salute dei bagnanti, più o meno ignari, tra cui numerosi bambini, e la reputazione della mia città agli occhi di residenti sempre più scoraggiati, amanti della natura delusi e turisti sgomenti. Inoltre, vorrei rispondere a quanti auspicano interventi di “bonifica” nell’area della foce del torrente, “uniformandola” alla spiaggia circostante con la ruspa, che proprio il canneto e la pregiata flora marina, tra cui nidificano specie di uccelli impensabili per la fin troppo urbanizzata Pescara (fratino, gallinella d’acqua, cannaiola, ecc.), sono il valore aggiunto da tutelare di questo tratto di litorale pescarese, residuo superstite del “mare di una volta”. Quindi, il mio invito è sì di ripulire l’area, ma dal pattume, dagli scarichi inquinanti e dai bivacchi notturni, non dalle sue peculiarità naturalistiche. La foce del torrente e la pinetina annessa potrebbero diventare un parco marino in miniatura, lustro di una città che troppo spesso si dimentica del binomio inscindibile tra salute e qualità dell’ambiente.

domenica 30 gennaio 2011

Sull'ampliamento della Pineta Dannunziana

Questo mio articolo è stato pubblicato martedì 25 gennaio 2011 sulla rubrica "Ditelo al Centro" del quotidiano IlCentro. Ha incontrato i favori delle principali associazioni ambientaliste abruzzesi e di molti cittadini che ringrazio per la sensibilità verso tematiche ambientali considerate troppo spesso secondarie.
Mario Cipollone

Gentile Direttore, da giorni leggo sulle pagine del “Centro” le riserve di alcuni esponenti politici pescaresi sulla presunta antidemocraticità del procedimento di approvazione della legge regionale che amplia di 29 ettari la Pineta Dannunziana. Mi chiedo quale antidemocraticità possa venire attribuita a un provvedimento che per una volta almeno premia la Natura, una Natura quasi sempre posta in second’ordine rispetto alle mire di privati o di una ridottissima élite di cittadini? Temo che l’ampliamento della riserva regionale non sarebbe mai avvenuto se il procedimento avesse stagnato nei cavilli della conclamata democrazia che ricorre sempre più spesso al bene pubblico soltanto a fini propagandistici e privatistici. Sono sicuro che la stragrande maggioranza della cittadinanza stia sostenendo la scelta degli onorevoli Acerbo e Sospiri e condivida le mie perplessità sulle resistenze formali dei loro oppositori per una decisione che porta con sé un segno di cambiamento e speranza. Pescara sud è forse la parte più bella della città proprio grazie al suo verde. I 29 ettari non sono che un tributo a quell’ambiente la cui tutela viene troppo spesso indicata come antagonista allo sviluppo economico e urbano, mentre, opinione di chi scrive, è la vera carta nella manica, non solo cartolina turistica, del nostro Abruzzo martoriato. La Rai dovrebbe capirlo e doverosamente rinunciare all’edificazione della sua nuova sede, mentre i costruttori, anziché lamentare la perdita di terreni vergine, dovrebbero collaborare con gli enti pubblici a individuare e riqualificare aree urbane e siti industriali dismessi. È auspicabile, inoltre, che una nuova cultura ecologica porti alla completa rivalutazione della pineta di oggi e di quella di domani, invece di abbandonarle al degrado da innescare perversi meccanismi secondo i quali si finisce per incolpare gli alberi di dare asilo a malviventi e prostitute.

mercoledì 17 novembre 2010

Appello al Sindaco di San Vito Chietino

In seguito agli allarmi lanciati da associazioni ambientaliste e dalla costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina, ho scritto questa email al sindaco di San Vito Chietino. Non pretendo di avere ragione. Molti penseranno che la mia è una crociata oscurantista. Il progresso significa crescita. L'attuale crisi economica, così tesa alla crescita trascurando lo sviluppo, è il risultato di un progresso distruttivo che, attraverso un processo auto giustificativo di inversione morale, si trasforma in regresso. E' solo la mia opinione personale. Spero che l'email che segue convinca qualcuno sulla possibilità di invertire la tendenza alla distruzione del bene comune. Credo che non ne deriverà un male per nessuno, specie per la Natura.

Gentile Sindaco,
sono stato messo a parte da associazioni ambientaliste e dalla costituente del Parco Nazionale della Costa Teatina del progetto per un porto turistico nel suo comune e di un villaggio turistico. Mi sembra incredibile che ancor oggi si possa anteporre gli interessi dei singoli a quelli della collettività. Scempi ecologici come quelli in programma non apporteranno che inquinamento e dissesto idrogeologico a un territorio già oggi visibilmente a rischio erosione, così compreso tra la collina e il mare. In coscienza credo che noi tutti si sappia che il "creato" è un dono da preservare il più possibile così come lo abbiamo ricevuto per consegnarlo alle generazioni future in buono stato.
Tanto si può fare per promuovere il turismo a San Vito senza distruggere San Vito. Da pescarese, vedo in San Vito e negli altri paesi della costa dei trabocchi quello che era e sarebbe potuta essere Pescara se non fosse stata annientata dalle speculazioni edilizie. Il mare di San Vito non è più pulito come lo era appena dieci anni fa e non tornerà ad esserlo dopo che un porto o una città "satellite" saranno costruiti. Quando l'acqua sarà diventata olio, quale turista potrà più interessarsi a San Vito? Per favore, si impegni a valorizzare il bene comune attraverso la sua religiosa conservazione.

Distinti saluti,
Mario Cipollone

domenica 4 luglio 2010

Paradiso perduto

Ho scritto questo articolo da destinare alla pubblicazione nello spazio riservato alle opinioni della cittadinanza su un quotidiano locale. Non è stato pubblicato. Devo ammettere che il mare di questi giorni di inizio luglio 2010 a Pescara sta smentendo quanto da me scritto di seguito grazie in primis alla Natura, ma anche alla mano dell'uomo. Operazioni di pulizia di alcuni tratti del lungomare pescarese sono state effettuate e i benefici si sono immediatamente resi visibili. Tuttavia, abbassare la guardia sembra impossibile e parte di quanto da me scritto qui risulta tuttora attuale, soprattutto la generale disaffezione e la sfiducia del pescarese per il proprio mare. Da ciò è partita la mia riflessione, condivisibile o meno, che speriamo diventi presto superata in un rinnovato connubio tra uomo e Natura.
Mario Cipollone

“Sento con sempre maggior frequenza ripetere da concittadini e turisti delusi frasi come “il mare a Pescara è sporco. Andrò in vacanza in Croazia, alle Tremiti, nel Salento o in Sardegna”. Da pescarese, amante del mare e delle montagne d'Abruzzo, insorgerei nella difesa della nostra spiaggia e del nostro tratto di Adriatico “verde come i pascoli dei monti” se l'incuria che accomuna quasi ogni angolo marino della costa abruzzese, non risparmiando le rinomate località marittime della costa teatina e teramana, ormai snobbate da coloro che cercano mete succedanee a quelle di casa propria, non mi smentisse: spiagge invase da rifiuti, corsi d'acqua trasformati in fogne, porti da cui parte ogni genere di rifiuto della marineria, che finisce per spiaggiare senza che nessuno lo raccolga. Questo è il quadro che si presenta agli occhi del cittadino, di chi vorrebbe valorizzata la propria terra non solo a parole e a quelli del turista che si aspetterebbe che un servizio concreto corrisponda agli accattivanti slogan pubblicitari usati per attrarlo. Soprattutto, vorrei dire a quanti identificano Croazia, Tremiti, Salento ecc... quali paradisi marini, che in un'epoca nemmeno troppo remota si potevano vedere balzare i delfini dalla spiaggia di Pescara e che le cause del degrado del nostro mare vanno ascritte a noi stessi, nelle politiche volte al raggiungimento di obiettivi fallaci e di corto raggio (industrializzazione, sfruttamento del territorio, crescita economica anziché sviluppo) che non ancora corrompono l'altra sponda dell'Adriatico o le isole già citate grazie a storia e conformazione geografica diverse, senza però dover dimenticare che un recupero del nostro mare è ancora possibile, come la contaminazione di quei “paradisi” (basti vedere quanto sta accadendo nel Golfo del Messico), se non già in atto, è inevitabile se non si abbandona la mentalità “usa e getta” che sta distruggendo quanto avevamo di più prezioso senza che ancora ce ne siamo resi conto fino in fondo.”

mercoledì 16 giugno 2010

Blog's mission

Attraverso questo semplice blog, desidero trasmettere il mio amore per la natura e la terra d'origine e la poesia che esso mi inspira. Però decantare le bellezze naturalistiche d'Abruzzo sottacendo le ferite che politiche dissennate e di corto raggio gli hanno inferto e stanno infierendo non è possibile: spiagge sporche, montagne e colline aggredite da incendi ed edificazione selvaggia, inquinamento dei fiumi e dei laghi, un'inefficace gestione del territorio, con la scomparsa di specie animali (il gambero di fiume) e vegetali caratteristiche e di pregio, della minaccia costante a quelle che da millenni hanno dovuto coabitare con l'uomo riuscendovi fino ad oggi, ma che oggi rischiano di non vedere il domani (l'orso marsicano su tutte) rendono amara quella che sarebbe l'ottimistica contemplazione dei ritratti della natura generosa di cui siamo fortunatamente circondati e che né la penna né la fotografia potranno mai onorare fino in fondo. E' auspicabile l'impegno di tutti alla salvaguardia di questo bene comune e imprescindibile alla nostra sopravvivenza; l'invito agli abruzzesi a conoscere e amare la propria terra, ai non-abruzzesi di venire a visitarla; a chiunque di entrarvi in punta di piedi per non vulnerare l'equilibrio precario di questa terra così forte e così fragile.

Mario Cipollone

With this simple blog, I intend to communicate my love for Nature and my native country, the poetry that that love inspires me. But it is not possible to extol Abruzzo's beauties of Nature concealing the wounds that crazy and short-sighted policies have caused and are causing: dirty beaches, hills and mountains scorched by fires and uncontrolled urbanization, pollution of rivers and lakes, an ineffective land management, that leads to the extinction of important local animal (the river crayfish) and vegetable species, the continuous threat to those ones that have been coexisting for millennia with the man to the present day, but that risk not to see the tomorrow's dawn (the Marsican bear above all) embitter that optimistic contemplation of the portraits of the generous Nature by which we are so luckily surrounded, whom can never be honoured by any pen or camera throughout. Everyone's commitment to the protection of this common and indispensable good to our survival is as desirable and needed as the exhortation to the Abruzzeses to know and love their own land, to non-Abruzzes to come and see it, to everyone to enter it on tiptoe not to harm the precarious equilibrium of this land so strong as frail as well.

Mario Cipollone

giovedì 8 gennaio 2009

Lettera all'orso

Gandhi sosteneva che “la civiltà di un popolo si vede da come tratta i propri animali”. Vorrei poter dire all’orso, emblema delle specie in pericolo nella nostra regione, che è la politica, la peggiore delle attività antropiche con cui ha a che fare da millenni, la prima causa della sua prevedibile estinzione. Altrimenti a cosa o a chi imputare la colpa della scarsa vigilanza sul patrimonio naturalistico abruzzese? Non ritengo fantascientifico ipotizzare che un controllo satellitare dei boschi possa consentire la tempestiva individuazione di piromani e bracconieri. Inoltre una massiccia riforestazione di aree demaniali, non solo montane, potrebbe contenere il dissesto idrogeologico e prevenire frane e allagamenti. Certo si tratta di interventi costosi, ma sicuramente meno costosi dei milioni di euro spesi per domare gli incendi o per sanare i danni economici e d’immagine all’impropriamente detta “Regione verde d’Europa”, in ultimo incapace di proteggere le sue rare specie animali e vegetali. Lo stato italiano e le amministrazioni locali hanno clamorosamente fallito se sono tuttora più disposte a spendere per riparare anziché investire in azioni di sensibilizzazione dei cittadini sulla necessità di rispettare l’ambiente. Esempio: in occasione della notizia appresa da “Il Centro” sullo stanziamento di cospicui fondi per l’ammodernamento della linea ferroviaria Roma-Pescara, ho scritto al Presidente della Regione e al manager di Trenitalia per ricevere assicurazioni che il tracciato sarà recintato al fine di impedire agli animali selvatici l’attraversamento dei binari con il rischio di essere investiti dai treni, a mia memoria, causa negli anni passati del decesso di vari esemplari di lupi e orsi. Spero che il silenzio degli Amministratori sia affermativo. In alcuni paesi europei, molte ferrovie e arterie viarie sono recintate e dotate di sottopassaggi per consentire l’attraversamento degli animali: i cosiddetti "corridoi ecologici". Forse il nostro povero orso ha avuto la sventura di essere nato nel paese sbagliato, un po’ come quel tale, innocente, condannato a morte in uno stato dove vige la pena capitale... Se c’è la volontà, si può ancora cambiare.

(pubblicato sul quotidiano "Il Centro" nel 2008)